Smalti e pittura

I principali metodi di smaltatura, usati nell’antichità e nel Medioevo, sono lo champlevé (ad alveoli di riporto) e il cloisonné (ad alveoli di rapporto), metodi già descritti con precisione nel sec. XI dal monaco Theophilus nella Schedula diversarum artium. Nello champlevé gli alveoli sono ottenuti direttamente dal fondo metallico mediante incavi dal bordo rialzato; nel cloisonné, invece, gli alveoli sono creati con tramezzi (cloisons) di lamina in genere d’oro. Una derivazione più tarda del cloisonné è lo smalto de plique à jour, molto delicato, in cui i tramezzi del cloisonné sono saldati solo fra loro e non fissati a una lastra di metallo; lasciati liberi, come nelle vetrate, tali smalti risultano anche più luminosi e trasparenti.

Un altro importante procedimento è l’émail translucide de basse-taille o traslucido, che combina la tecnica dello smalto con quella del bassorilievo; esso è infatti basato sul principio di stendere un sottile strato di pasta vitrea colorata e trasparente su una superficie metallica (per lo più d’argento) già incisa a bassorilievo, in modo che i dislivelli del rilievo producano delicati effetti pittorici e chiaroscurali nello smalto sovrastante. Un posto a sé occupa lo smalto dipinto: il fondo metallico, di solito rame, è coperto di uno strato omogeneo di smalto (che servirà da sfondo per la pittura) e dopo una prima cottura viene eseguito il disegno, policromo o in grisaille.